Maria Novella Fiamingo, logopedista

Il corso di Emanuela che ho frequentato al Teatro Stabile di Catania mi ha portato a riflettere sui principi che sono alla base di qualsiasi forma di comunicazione: desiderio e paura. Riconosco pienamente in me queste due pulsioni opposte eppure così complementari. Il mio esprimermi è mosso da questi due elementi contrastanti: la paura di manifestarmi e nello stesso tempo il desiderio di farlo. Penso che siano alla base di tutte le relazioni che instauriamo…

Ho scoperto uno spazio nel più profondo di me stessa dove posso rifugiarmi lontano da tutto, un piccolo lago nel quale posso specchiarmi e nella cui quiete posso immergermi per pescare nel profondo delle mie emozioni: è una sensazione bellissima!

Ho ritrovato molti aspetti del mio lavoro di logopedista specializzata nella riabilitazione della voce come per esempio il  modo di utilizzare la voce che Emanuela aveva sperimentato da sola in occasione di un importante abbassamento di voce, probabilmente dovuto ad un fatto infiammatorio, e che, malgrado le sue condizioni, le aveva consentito di affrontare  il carico lavorativo di un corso di due giorni.  La sua dimostrazione di quel tipo di voce mi ha immediatamente richiamato alla mente il libro del foniatra F. Le Huche in cui descrive la voce da “brusio” o altrimenti denominata “voce da corridoio di hotel”, che è proprio quella che tu ci hai fatto provare ed è la voce raccomandata da tutti i foniatri nella post-chirurgia delle corde vocali perché consente di comunicare, anche in queste condizioni di fragilità dei tessuti (dovute al trauma dell’intervento) senza comportare alcuno sforzo per le corde vocali, l’importante, naturalmente, è eseguirlo nella modalità corretta proprio come Emanuela ha dimostrato.

Ho provato per la prima volta una  respirazione molto più bassa e profonda che mi ha portato alla percezione di un’apertura della zona pelvica in cui ho sentito scendere il mio respiro che subito dopo è risalito lungo tutto il canale del mio corpo [sfruttando la spinta provocata dal movimento ad arco della schiena a terra] e su questo flusso di energia ho avvertito fuoriuscire liberamente la mia voce accompagnata da una piacevole sensazione di leggerezza.   

Ho ritrovato anche molti esercizi che fanno parte della  mia pratica logopedica quali il sospiro, l’humming e il tocco di suono, quel suono “leggero” che noi utilizziamo allo scopo di addolcire l’attacco vocale nella cura delle disfonie.

Insomma, ho capito che più mi accosto al mondo del teatro più ritrovo il mio lavoro con la consapevolezza di non arrivare mai perché il percorso della conoscenza non ha una fine, ma apre orizzonti sempre più grandi e le nuove conoscenze non solo si sommano, ma si intrecciano con le precedenti creando collegamenti e una consapevolezza sempre più profonda.

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